ANOTHER BRICK IN THE WEB

Cade il muro di Jobs

«Pronto, sono Steve Jobs..». Il fondatore della Apple interviene di persona nella polemica sul suo stato di salute e telefona al reporter del «New York Times» Joe Nocera per fargli sapere che, pur acciaccato, non è certo in pericolo di vita. A raccontare il blitz di Jobs è stato lo stesso Nocera ricapitolando, sull’edizione di ieri, come tutto è iniziato quando ha chiesto numi sulle condizioni di Jobs a Steve Dowling, capo del dipartimento pubbliche relazioni di Apple, sentendosi rispondere che «la salute di Steve è una questione privata».

Il reporter non si è accontentato della spiegazione e ha iniziato a ricostruire la storia medica dell’inventore dell’iPhone, arrivando a mettere assieme molti tasselli: la scoperta nel 2003 di avere un tumore al pancreas, il fallito tentativo di sconfiggerlo con una dieta, l’operazione avvenuta con successo nel 2004 e il nuovo intervento eseguito all’inizio di quest’anno per motivi ancora non resi pubblici. Andare oltre sembrava impossibile per via della «cultura di segretezza» che distingue la Apple: applicata con rigore per tutelare le caratteristiche dei nuovi prodotti e ripetuta nel caso di Jobs per salvaguardare non solo la sua privacy ma anche il valore delle azioni, che secondo gli analisti potrebbero rischiare un crollo del 25 per cento del valore se il fondatore fosse in fin di vita.

Ma Steve Jobs in persona deve essersi accorto che la strategia della privacy rischiava di diventare un boomerang: lasciare del tutto all’oscuro gli azionisti come i media poteva sembrare l’ammissione di una salute talmente malridotta da obbligare al silenzio. Da qui il blitz personale con la telefonata a Nocera, nella quale ha esordito in maniera aggressiva: «Forse lei pensa che io sono un arrogante che si considera al di sopra della legge ma io penso che lei è un secchio di melma che non ha neanche una notizia giusta». Il reporter ha subìto l’affondo e, ancora interdetto per l’improvvisa telefonata, si è sentito dire da Jobs che gli avrebbe rivelato le reali condizioni di salute a patto però che fossero rimaste del tutto segrete. La seguente trattativa sull’«off-the-record» (l’impossibilità a scriverne) non ha smosso di un millimetro Steve Jobs, che ha però consentito al «New York Times» di riassumere con parole proprie, e senza usare le virgolette, quanto gli stava dicendo. Il risultato è stato l’articolo in cui Nocera spiega: «Se da un lato i suoi problemi di salute sono assai più di una comune scocciatura dall’altra non comportano rischi per la vita e non costituiscono un ritorno del cancro».

Forse era proprio questo a cui puntava Jobs: affidare al giornale diretto da Bill Keller un messaggio rassicurante alla vigilia della riapertura dei mercati di Wall Street senza tuttavia rinunciare al rigido rispetto delle regole sulla privacy sulle quali ha costruito il successo di Apple. (Fonte: lastampa.it)

Luglio 29, 2008 - Pubblicato da ilmoffo | News, Serio | | 1 Commento

1 Commento »

  1. Continua la discesa della credibilità dei giornalisti.

    Commento di Alberto | Gennaio 23, 2009


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