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	<title>ANOTHER BRICK IN THE WEB</title>
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		<title>Il netbook di Apple?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 08:51:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Già l&#8217;attenzione sul prossimo Macworld Expo era alta, a causa della defezione annunciata di Steve Jobs. Ma con i rumors degli ultimi momenti, la soglia si alza ulteriormente. Le voci che circolano, anche in ambienti autorevoli, sono che al prossimo (e ultimo, almeno per Apple) Macworld di San Francisco Apple potrebbe presentare il suo netbook. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=214&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Già l&#8217;attenzione sul prossimo Macworld Expo era alta, a causa della defezione annunciata di Steve Jobs. Ma con i rumors degli ultimi momenti, la soglia si alza ulteriormente. Le voci che circolano, anche in ambienti autorevoli, sono che al prossimo (e ultimo, almeno per Apple) Macworld di San Francisco Apple potrebbe presentare il suo netbook. Contraddicendo quanto dichiarato recentemente da Jobs (&#8220;Non abbiamo intenzione di realizzare un subnotebook&#8221;) e spiazzando un po&#8217; tutti, visto che l&#8217;introduzione dei nuovi modelli portatili risale a poco tempo fa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Eppure si parla di una piattaforma in grado di navigare in internet, riprodurre media e lavorare con applicativi di base, che sarà venduta a basso prezzo. Un&#8217;immagine che lascia pensare a un apparecchio a metà tra un Macbook e un iPhone, con cui lavorare in leggerezza e mobilità. Un netbook, appunto. E già si parla di prezzi: il Mac(Net)book dovrebbe costare 599 dollari.<br />
Il mercato offre soluzioni comunque produttive a prezzi più interessanti, come il Dell Mini Inspiron con Ubuntu, a 299 euro. Ma con la mela e con Jobs non si sa mai davvero cosa aspettarsi. (Fonte: Kataweb I-Tech)</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br />Pubblicato inComputer, Tecnologia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/214/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=214&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pesante multa per spamming</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 08:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmoffo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colpevole di spam. Un giovane neozelandese pagherà una multa pari a 46.500 euro dopo aver ammesso il suo ruolo in un’operazione internazionale di email- una delle più grandi nella storia di internet- consistente nell’aver mandato attorno al mondo milioni e forse perfino miliardi di messaggi negli ultimi anni. Lance Atkinson di 26 anni è stato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=210&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Colpevole di spam. Un giovane neozelandese pagherà una multa pari a 46.500 euro dopo aver ammesso il suo ruolo in un’operazione internazionale di email- una delle più grandi nella storia di internet- consistente nell’aver mandato attorno al mondo milioni e forse perfino miliardi di messaggi negli ultimi anni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Lance Atkinson di 26 anni è stato condannato dalla Corte suprema a Christchurch dopo essersi riconosciuto colpevole, mentre due altri indagati, il fratello Shane e Ronald Smits contestano le accuse e sono stati rinviati a giudizio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">L’unità anti spam del dipartimento affari interni ha accertato che gli imputati hanno inviato più di due milioni di email non sollecitate, solo negli ultimi tre mesi del 2007. I messaggi promuovevano prodotti farmaceutici fabbricati e spediti da Tulip Lab in India. Secondo la legge del 2007 sui messaggi elettronici non sollecitati, Lance Atkinson era passibile di una multa fino all’equivalente di 84.000 euro, ma il giudice ha tenuto conto della sua cooperazione con le autorità e del fatto che l’operazione Era cominciata prima che lo spamming diventasse illegale in Nuova Zelanda.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il fenomeno dello spam, negli ultimi anni, ha raggiunto livelli prima impensabili. Ogni giorno nel mondo vengono spediti più di 200 miliardi di «messaggi spazzatura», in pratica il 90% di tutte le email che sono in rete. Più del 17,2% dei messaggi di spam arriva dagli Stati Uniti, dove ci sono più snodi di reti collegate a Internet. Al secondo posto c’è la Turchia con il 9,2% e al terzo la Russia con l’8%. I cyber criminali setacciano continuamente account di web-mail. Cercano le password facili da intuire con un generatore di password casuali. E, una volta indovinata la password, lo spam è mandato dall’account da loro «intrappolato». Per Patrick Peterson, capo dei ricercatori di Cisco (il marchio che ha commissionato la ricerca), «con il passare degli anni gli hacker diventano sempre più scaltri e sfruttano a loro vantaggio persone, reti e Internet».(Fonte: lastampa.it)</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br />Pubblicato inInternet  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/210/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/210/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=210&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Cuil&#8221;, il nuovo aspirante rivale di Google</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmoffo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Un team guidato da ex ingegneri di Google ha presentato un nuovo servizio di ricerca sul web che mira a superare il leader in dimensioni del settore, e che dovrà affrontare la difficile sfida di cambiare le abitudini degli internauti. Cuil (che si pronuncia come l&#8217;inglese &#8220;cool&#8221;) sta offrendo un nuovo servizio di ricerca su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=208&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Un team guidato da ex ingegneri di Google ha presentato un nuovo servizio di ricerca sul web che mira a superare il leader in dimensioni del settore, e che dovrà affrontare la difficile sfida di cambiare le abitudini degli internauti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Cuil (che si pronuncia come l&#8217;inglese &#8220;cool&#8221;) sta offrendo un nuovo servizio di ricerca su <strong>www.cuil.com</strong>, che la compagnia afferma sarà in grado di fornire un elenco, in modo più rapido ed economico, selezionato da una maggiore porzione del web rispetto a Google, al momento leader nella ricerca sul web.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">L&#8217;aspirante rivale di Google ha detto che il suo servizio va oltre le tecniche di ricerca maggiormente utilizzate, che si basano sui link e su strutture di traffico utenze, analizzando invece il contesto di ogni pagina e il concetto sottostante la richiesta dell&#8217;utente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">&#8220;Le nostre innovazioni significative nella tecnologia di ricerca ci hanno abilitato a prendere in esame una porzione maggiore del web, ponendo quasi tutta la rete Internet a disposizione dell&#8217;utente&#8221;, ha detto in una nota Tom Costello, co-fondatore e AD di Cuil.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Secondo Danny Sullivan, analista di ricerca Internet e editore capo di Search Engine Land, Cuil può tentare di sfruttare l&#8217;eventuale scontento degli internauti nei confronti del servizio offerto da Google &#8212; in particolare, il fatto che offra troppe voci, risultanti da siti già popolari, e che predilige alcuni portali come Wikipedia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">&#8220;I tempi potrebbero essere maturi per uno sfidante&#8221;, ha detto Sullivan, che ha tuttavia aggiunto prontamente: &#8220;Competere con Google è tuttora un compito arduo, come vi dirà Microsoft&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Microsoft, il numero tre nella ricerca sul web, ha tentato invano una fusione con il numero due Yahoo per competere con successo con Google. (Fonte: lastampa.it)</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilmoffo.wordpress.com/208/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilmoffo.wordpress.com/208/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/208/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=208&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cade il muro di Jobs</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmoffo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Serio]]></category>

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		<description><![CDATA[«Pronto, sono Steve Jobs..». Il fondatore della Apple interviene di persona nella polemica sul suo stato di salute e telefona al reporter del «New York Times» Joe Nocera per fargli sapere che, pur acciaccato, non è certo in pericolo di vita. A raccontare il blitz di Jobs è stato lo stesso Nocera ricapitolando, sull’edizione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=206&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">«Pronto, sono Steve Jobs..». Il fondatore della Apple interviene di persona nella polemica sul suo stato di salute e telefona al reporter del «New York Times» Joe Nocera per fargli sapere che, pur acciaccato, non è certo in pericolo di vita. A raccontare il blitz di Jobs è stato lo stesso Nocera ricapitolando, sull’edizione di ieri, come tutto è iniziato quando ha chiesto numi sulle condizioni di Jobs a Steve Dowling, capo del dipartimento pubbliche relazioni di Apple, sentendosi rispondere che «la salute di Steve è una questione privata».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il reporter non si è accontentato della spiegazione e ha iniziato a ricostruire la storia medica dell’inventore dell’iPhone, arrivando a mettere assieme molti tasselli: la scoperta nel 2003 di avere un tumore al pancreas, il fallito tentativo di sconfiggerlo con una dieta, l’operazione avvenuta con successo nel 2004 e il nuovo intervento eseguito all’inizio di quest’anno per motivi ancora non resi pubblici. Andare oltre sembrava impossibile per via della «cultura di segretezza» che distingue la Apple: applicata con rigore per tutelare le caratteristiche dei nuovi prodotti e ripetuta nel caso di Jobs per salvaguardare non solo la sua privacy ma anche il valore delle azioni, che secondo gli analisti potrebbero rischiare un crollo del 25 per cento del valore se il fondatore fosse in fin di vita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Ma Steve Jobs in persona deve essersi accorto che la strategia della privacy rischiava di diventare un boomerang: lasciare del tutto all’oscuro gli azionisti come i media poteva sembrare l’ammissione di una salute talmente malridotta da obbligare al silenzio. Da qui il blitz personale con la telefonata a Nocera, nella quale ha esordito in maniera aggressiva: «Forse lei pensa che io sono un arrogante che si considera al di sopra della legge ma io penso che lei è un secchio di melma che non ha neanche una notizia giusta». Il reporter ha subìto l’affondo e, ancora interdetto per l’improvvisa telefonata, si è sentito dire da Jobs che gli avrebbe rivelato le reali condizioni di salute a patto però che fossero rimaste del tutto segrete. La seguente trattativa sull’«off-the-record» (l’impossibilità a scriverne) non ha smosso di un millimetro Steve Jobs, che ha però consentito al «New York Times» di riassumere con parole proprie, e senza usare le virgolette, quanto gli stava dicendo. Il risultato è stato l’articolo in cui Nocera spiega: «Se da un lato i suoi problemi di salute sono assai più di una comune scocciatura dall’altra non comportano rischi per la vita e non costituiscono un ritorno del cancro».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Forse era proprio questo a cui puntava Jobs: affidare al giornale diretto da Bill Keller un messaggio rassicurante alla vigilia della riapertura dei mercati di Wall Street senza tuttavia rinunciare al rigido rispetto delle regole sulla privacy sulle quali ha costruito il successo di Apple. (Fonte: lastampa.it) </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilmoffo.wordpress.com/206/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilmoffo.wordpress.com/206/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=206&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un videogame al posto dell&#8217;etilometro</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:18:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà un videogame a smascherare chi beve o si droga prima di mettersi al volante. Il «DeeDee», così si chiama lo strumento, è ancora un prototipo, ma i primi test del sabato sera hanno dato risultati incoraggianti. Il sistema funziona, e gli automobilisti &#8211; anche quelli che hanno bevuto &#8211; si avvicinano al test con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=204&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Sarà un videogame a smascherare chi beve o si droga prima di mettersi al volante. Il «DeeDee», così si chiama lo strumento, è ancora un prototipo, ma i primi test del sabato sera hanno dato risultati incoraggianti. Il sistema funziona, e gli automobilisti &#8211; anche quelli che hanno bevuto &#8211; si avvicinano al test con meno diffidenza rispetto alle tradizionali prove con l’etilometro o il narcotest, che ti fanno sentire sempre un po’ delinquente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il gioco è semplicissimo: sul video di un computerino compaiono un semaforo, la strada grigia, un’auto rossa e un muro. La prova dura pochi secondi. Si impugna il joystick e a seconda del colore del semaforo si fa muovere l’automobilina che deve fermarsi prima del muro. «Dal movimento del pollice &#8211; spiegano i medici che hanno collaborato al progetto del Politecnico di Milano &#8211; si possono ricavare preziose informazioni neurologiche.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Nella notte tra sabato e domenica il «DeeDee», inventato dal professor Alberto Rovetta, è stato usato dalla polizia stradale di Alessandria a Vignole Borbera. Il posto di controllo era a circa tre chilometri da una discoteca e in una zona ricca di sagre. Al lavoro tre pattuglie della polizia stradale di Alessandria, Valenza, Serravalle, un’ambulanza della Croce rossa di Vignole, anche il medico Martin Petersen.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il primo a sottoporsi al «DeeDee» è stato un ragazzo di 21 anni di ritorno da una grigliata: «Ho bevuto un po’ di birra &#8211; ha detto ». Non si aspettava di trovarsi uno strumento del genere. «Cosa è?». Alessio, un poliziotto, lo ha messo a suo agio: «Non preoccuparti. Come ti senti da 1 a 10?» «Ma non saprei&#8230; diciamo 7». La prima prova (per tutti è così) è stata per spiegare come funzionava. Ma l’«ok» si è tinto di rosso (alcol). Alla seconda prova, invece è andato tutto liscio. «Grazie» e il giovane, che probabilmente era diretto in discoteca, ha preferito fare inversione e tornare in paese. Verso le 3 è toccato ad un papà che andava a prendere la figlia: «Per carità ho paura di sbagliare». Il poliziotto: «Non si preoccupi, è un gioco intuitivo, se ci sono problemi proviamo tante volte finché basta».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Timori inutili, il papà è andato benissimo. Un po’ di tensione si è avuta con un giovane il cui «ok» per due volte è diventato giallo. Droga. Avrebbe dovuto fare la prova dell’urina ma ha cercato di rifiutarsi: «Non ci riesco». La Croce rossa lo ha fatto bere. Niente. Dopo due ore, verso le cinque si è arreso. E addio alla patente. Intanto le pattuglie hanno fermato un giovane marocchino: «Ha bevuto alcolici?» Risposta: «Sono musulmano» Il poliziotto: «Non abbiamo chiesto di che religione è, ci sono musulmani che si ubriacano e cattolici che uccidono». Improvvisamente un via vai di taxi. La voce si è sparsa. E qualcuno all’uscita della discoteca ha preferito non rischiare. E c’è stato anche chi è arrivato a piedi e si è offerto volontario: «Fatemi la prova così vedo se posso guidare». La polizia stradale: «Ecco, sono queste le cose che ci fanno piacere. Significa che la prevenzione funziona». Poi ci sono i trucchi. Ad esempio nel fine settimana c’è un’impennata di vendite nei distributori automatici di latte, perché si dice che il latte come il colluttorio «lava».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Albeggia, un trentenne «bollato» dal Deedee sta affrontando l’etilometro ma stringe i denti, per non fare passare l’aria. Il poliziotto sorride: «Non fare il furbo, tanto non funziona». Sono ingenue le bugie e le giustificazioni: «Soffro di asma» oppure: «Ho baciato la mia fidanzata che era un po’ “fatta” e la droga è passata a me». Ridono i poliziotti di Alessandria ma dicono: «Cerchiamo di capire il disagio perché ci vuole sempre rispetto». Sono le sei, è chiaro. Si ferma una Cinquecento e scende una signora che si rivolge ai poliziotti: «Ho finito di lavorare ora e volevo dirvi grazie. Ho un figlio di vent’anni. E’ arrivato nel locale e mi ha detto: «Mamma mi hanno fermato, io avevo bevuto un po’ ma guidava Alice. E’ andato tutto liscio, un poliziotto mi ha detto però di far controllare le gomme della macchina, come avrebbe fatto papà». (Fonte: lastampa.it)</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Gb, i genitori pagheranno per il download illegale dei figli</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:12:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le colpe dei figli ricadono sui genitori. almeno di coloro che &#8211; scoraggiati dal prezzo ufficiale di vendita &#8211; scaricano musica e film illegalmente: in base a un accordo firmato dai sei principali provider britannici il collegamento internet verrà sottoposto a sorveglianza e la velocità di trasmissione ridotta. Come riferisce il quotidiano britannico The Times, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=201&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Le colpe dei figli ricadono sui genitori. almeno di coloro che &#8211; scoraggiati dal prezzo ufficiale di vendita &#8211; scaricano musica e film illegalmente: in base a un accordo firmato dai sei principali provider britannici il collegamento internet verrà sottoposto a sorveglianza e la velocità di trasmissione ridotta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Come riferisce il quotidiano britannico The Times, si tratta della prima iniziativa del genere nel mondo, dopo che l’industria musicale ha protestato per una perdita stimata nell’arco dei prossimi cinque anni pari a circa 1,5 miliardi di euro: in cambio, il governo ha abbandonato la proposta di disconnettere i collegamenti dei «pirati» (misura che avrebbe danneggiato anche i provider).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">L’accordo riguarda soltanto le misure dissuasorie: le sanzioni per chi continua &#8211; e su grande scala &#8211; a scaricare file dovranno essere oggetto di un’ulteriore intesa &#8211; altrimenti dovrà essere il governo a decidere con una legge ad hoc. Da notare che ad accertare i download illegali sarà la Società degli Autori, monitorando i siti web e ottenendo l’indirizzo IP dei colpevoli: questo sarà trasmesso ai provider che identificheranno l’abbonato e provvederanno a informarlo dell’infrazione. (Fonte: lastampa.it) </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilmoffo.wordpress.com/201/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilmoffo.wordpress.com/201/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=201&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I siti delle banche non sono abbastanza sicuri</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:09:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le rapine in banca sempre di più non prevedono pistole e passamontagna ma internet e computer. Lo afferma una ricerca dell’università del Michigan, secondo cui il 75% dei siti web degli istituti di credito ha almeno un ’bucò attraverso cui è possibile rubare informazioni e soldi. I ricercatori, che presenteranno i risultati domani durante un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=196&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Le rapine in banca sempre di più non prevedono pistole e passamontagna ma internet e computer. Lo afferma una ricerca dell’università del Michigan, secondo cui il 75% dei siti web degli istituti di credito ha almeno un ’bucò attraverso cui è possibile rubare informazioni e soldi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">I ricercatori, che presenteranno i risultati domani durante un simposio sulla sicurezza informatica, hanno analizzato 214 siti web di istituzioni finanziarie americane dedicati al cosiddetto ’home banking’, cioè alla possibilità di effettuare operazioni da casa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Tre siti su quattro hanno riportato almeno un grosso errore di progettazione che li rende vulnerabili agli attacchi esterni. «Siamo stati sorpresi di quanto estesi fossero i problemi &#8211; spiega Akul Prakash, che ha coordinato lo studio &#8211; anche se gli utilizzatori sono particolarmente attenti ci sono banche che rendono impossibile effettuare le operazioni da casa in maniera sicura».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Fra i principali errori riscontrati ci sono il posizionare i box dove introdurre login e password in pagine non sicure, cosa che avviene nel 47% dei casi, ma anche mettere nelle stesse pagine le informazioni del contatto, dai dati anagrafici a quelli del conto in banca, che possono così essere carpite facilmente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Quasi una banca su tre inoltre invia informazioni delicate via mail senza adottare nessun sistema di sicurezza. Tutti questi errori, afferma la ricerca, sono alla base di una crescita enorme delle ’rapine on-linè: negli Usa le intrusioni nei siti bancari sono aumentate del 150% fra il primo e il secondo quadrimestre del 2007, con una perdita solo nei secondi quattro mesi di 16 milioni di dollari. (Fonte: lastampa.it) </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilmoffo.wordpress.com/196/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilmoffo.wordpress.com/196/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmoffo.wordpress.com/196/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmoffo.wordpress.com/196/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=196&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I subnotebook spaventano i big dell&#8217;informatica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:07:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Piccolo è bello, ma preoccupa le aziende del settore informatico. L’ascesa dei computer di piccola taglia, che piacciono sempre più visto il loro prezzo contenuto, è vissuta con dubbi e difficoltà, quasi come una cattiva notizia, dai big dell&#8217;hardware e del software che vedono assottigliarsi sempre più i propri margini di guadagno. I subnotebook sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=194&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Piccolo è bello, ma preoccupa le aziende del settore informatico. L’ascesa dei computer di piccola taglia, che piacciono sempre più visto il loro prezzo contenuto, è vissuta con dubbi e difficoltà, quasi come una cattiva notizia, dai big dell&#8217;hardware e del software che vedono assottigliarsi sempre più i propri margini di guadagno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">I subnotebook sono di gran moda in questo periodo, costano circa 300 dollari o euro e sono portatili di dimensioni molto ridotte, con però praticamente hanno tutte le funzionalità dei modelli maggiori, una ottima autonomia e quasi sempre un sistema operativo Linux.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Le aziende pioniere nel settore sono le taiwanesi Asus con il suo Eeepc che oramai è un classico del settore e la Everex che ha realizzato il b-book. E nel settore sta spuntando un interessante mercato indotto degli accessori.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Secondo gli analisti di settore, le nuove classi di computer lowcost possono rappresentare una minaccia per i giganti come Microsoft, Intel, HP e Dell, che hanno costruito le proprie fortune partendo dal teorema che i consumatori vogliono sempre computer più potenti e con maggiori funzioni. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il principio dei subnotebook, invece, è l’opposto. Non sono dei bolidi informatici iperpotenti, ma sono perfetti per fare cose &#8220;normali&#8221; come scrivere e fare conti, navigare in Internet e controllare le email. E la loro vita operativa può durare molti anni senza dovere per forza rincorrere aggiornamenti hardware o software.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Dell e HP. hanno lanciato, senza troppa enfasi, dei prodotti alternativi nel mercato dei computer minimali , altri stanno a guardare e affermano di non voler entrare nel segmento di mercato.</span></p>
<p class="MsoNormal">&lt;span style=&#8221;font-size: 10pt; font-family: ArialFujitsu ha dichiarato di ritenere il trend del comparto pericoloso. «Non stiamo a guardare perchè siamo pigri: stiamo a guadadare perchè anche se questo segmento ha successo, noi la nostra fetta di torta ce l’abbiamo già».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">«Si tratta di un prodotto che essenzialmente non ha margine», sottolinea Stan Glasgow, chief executive di of Sony Electronics, precisando che la società «non è interessata a competere con Asus». (Fonte: lastampa.it)</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
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		<title>La crisi tecnologica danneggia i colossi High Tech</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 10:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmoffo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Finora risparmiati dal fenomeno subprime, i big dell&#8217;informatica deludono. Google, il maggiore motore di ricerca al mondo, chiude il secondo trimestre con risultati sotto le attese e il titolo subito va giù nelle contrattazioni after-hours. I risultati trimestrali di Microsoft centrano le aspettative, ma il colosso di informatico lascia perplessi gli investitori annunciando stime deludenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=191&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Finora risparmiati dal fenomeno subprime, i big dell&#8217;informatica deludono. Google, il maggiore motore di ricerca al mondo, chiude il secondo trimestre con risultati sotto le attese e il titolo subito va giù nelle contrattazioni after-hours. I risultati trimestrali di Microsoft centrano le aspettative, ma il colosso di informatico lascia perplessi gli investitori annunciando stime deludenti e cala a Wall Street.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Per Advanced Micros Devices (Amd) l’ultimo trimestre si chiude in rosso, con svalutazioni legate alle divisioni Ati per 880 milioni di dollari. L’unica nota positiva per il settore arriva da Ibm. «La forte crescita internazionale e il sostenuto traffico sui siti Google ci hanno consentito di registrare un buon trimestre, nonostante le sfide poste dal contesto economico», spiega l’ad di Google Eric Schmidt.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il primo motore di ricerca al mondo ha chiuso il secondo trimestre 2008 con un utile netto in crescita del 35% a 1,25 miliardi di dollari, o 3,92 dollari per azione, a fronte dei 925,1 milioni, o 2,93 dollari per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Le entrate sono salite del 39% a 5,37 miliardi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Esclusi i costi di stock-option, l’utile per azione è risultato pari a 4,63 dollari, inferiore quindi alle attese degli analisti, che stimavano 4,74 dollari. Rispetto al primo trimestre dell’anno l’utile del periodo aprile-giugno è sceso: i primi tre mesi, infatti, erano stati archiviati con un utile di 1,31 miliardi, o 4,12 dollari per azione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Microsoft, invece, ha registrato nel quarto trimestre dell’esercizio fiscale un aumento delle entrate del 18% a 15,84 miliardi di dollari, e un utile netto in progresso a 4,3 miliardi, o 46 cent per azione, a fronte dei 3,04 miliardi, o 31 cent per azione, dello stesso periodo dello scorso anno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">A lasciare perplessi gli analisti non sono i dati trimestrali, che centrano le attese, ma le previsioni: la società si attende, per il primo trimestre fiscale, un utile per azione di 47-48 cent su vendite per 14,7-14,9 miliardi, inferiore quindi alle stime di Wall Street (49 cent su entrate pari a 15,04 miliardi di dollari).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">«La perfomance delle attività core sta andando abbastanza bene, ma ci aspettiamo che Microsoft sia colpita dall’ambiente economico circostante», spiega Andy Miedler, analista di Edward Jones. «Nonostante le difficili condizioni economiche, per l’anno fiscale 2009 ci aspettiamo una crescita di vendite e guadagni a due cifre», sottolinea il chief financial officer di Microsoft, Chris Liddell.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Se Google e Microsoft non impressionano gli operatori, per Amd è profondo rosso: il secondo trimestre si è chiuso con perdite per quasi 1,2 miliardi, a causa di svalutazioni milionarie legate agli asse di ATI Technologies. Per invertire il trend in atto, la società ha annunciato cambi ai vertici: Hector Ruiz lascia la carica di amministratore delegato. Al suo posto è stato nominato Dick Meyer, già presidente e chief operating officer. Ruiz non lascerà comunque Amd e ricoprirà il ruolo di presidente esecutivo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">In controtendenza International Business Machines (Imb), che ha archiviato un buon trimestre e rivisto al rialzo l’utile per azione dell’anno fiscale 2008 di 25 cent, a 8,75 dollari per azione. La società ha inoltre confermato il proprio obiettivo di portare a 10-11 l’utile per azione entro il 2010. L’utile netto di Ibm nel secondo trimestre è aumentato del 22% a 2,77 miliardi di dollari, o 1,98 dollari per azione, rispetto ai 2,26 miliardi, o 1,55 dollari per azione, dello stesso periodo dell’anno precedente. Le vendite sono salite del 13% a 26,82 miliardi. (Fonte: lastampa.it). </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Aumentano gli abusi ai minori attraverso Internet</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 10:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmoffo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Le nuove tecnologie avanzano e si diffondono, e i bambini sono sempre più esposti: molestie, pedopornografia, grooming (adescamento on line), cyberbullismo, incitazione all&#8217;autolesionismo, all&#8217;anoressia, al suicidio. Internet Watch Foundation (organizzazione britannica no profit), segnala un aumento del 16% degli abusi contro i minori su internet soltanto nell&#8217;ultimo anno. Solo nel Regno Unito, nel periodo 1997-2005, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmoffo.wordpress.com&amp;blog=2516797&amp;post=189&amp;subd=ilmoffo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">
<div style="overflow:auto;height:250px;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Le nuove tecnologie avanzano e si diffondono, e i bambini sono sempre più esposti: molestie, pedopornografia, grooming (adescamento on line), cyberbullismo, incitazione all&#8217;autolesionismo, all&#8217;anoressia, al suicidio. Internet Watch Foundation (organizzazione britannica no profit), segnala un aumento del 16% degli abusi contro i minori su internet soltanto nell&#8217;ultimo anno. Solo nel Regno Unito, nel periodo 1997-2005, il numero di siti con materiale pedopornografico è aumentato del 1500%.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">A Roma è stato presentato il nuovo programma della Commissione e del Parlamento europeo &#8220;Internet e minori&#8221; per mettere a fuoco nuove strategie contro pedopornografia, cyberbullismo e abusi on line. Per questo l&#8217;Unione Europea attraverso il Programma «Safer Internet» ha stanziato 55 milioni di euro per il periodo 2009-2013.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Secondo i dati di Eurobarometro due bambini su tre, tra i 10 e gli 11 anni hanno accesso ad Internet.Tra i 12 e i 13 anni, la percentuale sale all&#8217;85%. Nell&#8217;età compresa tra i 12 e i 15 anni, il 74% utilizza giornalmente internet per almeno 3 ore. E «praticamente tutti i bambini intervistati hanno risposto di essere stati esposti accidentalmente ad immagini pornografiche».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><br />
L&#8217;Interpol ha stimato che ogni anno vengono offerte on line almeno 500mila nuove immagini pedopornografiche originali, e si contano 550mila immagini di abusi su 20mila bambini, di cui solo 500 sono stati identificati e salvati dal 2001. Sono oltre 200mila i siti che offrono immagini di bambini. E le vittime sono sempre più piccole: l&#8217;età media stimata dei bambini sfruttati è passata dai 10 anni del 2003 ai 7 anni del 2007, con punte di età a volte molto più basse.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti nel mercato della pedopornografia va dai 7 ai 14 anni, ma è in aumento l&#8217;offerta di materiali pedopornografici con immagini di bimbi anche molto piccoli. L&#8217;accesso ad un sito pedopornografico costa in media 50 euro, e un sito pedopornografico ha in media al giorno oltre 400 clienti: lo sfruttamento sessuale dei bambini su Internet ha un giro di affari di oltre 4 miliardi di dollari l&#8217;anno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La pedopornografia è un fenomeno prevalentemente europeo, il 61% dei clienti e dei consumatori della pedofilia on line è infatti europeo. In Italia sono stati rilevati ed oscurati 177 siti pedopornografici, e altri 11mila, i cui server erano di altra nazionalità sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all&#8217;estero.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">I dati della Polizia postale italiana, aggiornati al giugno 2008, annunciano l&#8217;arresto di 205 persone e la denuncia di altri 4.007 individui, nel quadro di operazioni per la lotta alla pedopornografia on line. Inoltre la polizia ha fornito ai provider una «blacklist» di siti che, ad oggi, contiene 163 indirizzi. Nell&#8217;ultimo biennio inoltre si è rapidamente sviluppata la contaminazione pedofila dei sistemi di peer to peer, ormai il principale canale di scambio alternativo a quello del pedobusiness.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Dai decreti di perquisizione domiciliare effettuati dal N.I.T su segnalazione di Telefono Arcobaleno, la Regione Lazio risulta in terza posizione rispetto al resto d&#8217;Italia con ben 61 decreti di perquisizione nel solo 2007. Tra le regioni più a rischio pedofilia sono quelle del Nord Italia: in testa con 121 decreti di perquisizione, la Lombardia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La proposta della Commissione, relativa ad un «Programma europeo per la protezione dei minori che utilizzano Internet e le nuove tecnologie» (cd Safer Internet), si inserisce nel quadro di un&#8217;azione europea per promuovere una maggiore sicurezza dei minori su Internet, questi gli obiettivi: ridurre i contenuti illegali e lottare contro i comportamenti dannosi on line, promuovere un ambiente on line più sicuro, sensibilizzare il pubblico a livello europeo, creare una database di conoscenze a livello internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Nel programma, si individuano anche altre priorità oltre alle note forme di abuso on line, prima tra tutte la pedopornografia, si stanno infatti diffondendo nuove e preoccupanti modalità di molestie e sfruttamento sulla rete. Primo fra tutti il Cyberbullying (bullismo on line): con intimidazioni, minacce, maltrattamenti e sopraffazioni tra minori, anche utilizzando messaggi e foto via web, sms, mms o video su social network come Youtube. In Europa, studi recenti indicano che mediamente il 15 % degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sono stati già vittime di prepotenze on line, confermando l&#8217;allarme cyberbullying.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Cresce anche il fenomeno del grooming, così è definito l&#8217;adescamento da parte degli adulti attraverso tecniche subdole di manipolazione psicologica a cui può seguire anche un incontro di persona e l&#8217;abuso fisico vero e proprio a danno del minore. Il grooming apparentemente viene percepito dal minore come un approccio non pericoloso, pertanto ne sottovaluta la gravità e di conseguenza non ne parla con i genitori, nel timore di un&#8217;interdizione all&#8217;utilizzo della chat. Il grooming viene anche usato per far tacere il bambino dopo l&#8217;abuso. Questa tecnica è utilizzata in Internet soprattutto nelle Chat Rooms, nei Forum e nei Newsgroup. Le vittime più probabili sono le bambine dai 13 ai 17 anni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Non solo, ma nella Rete si nascondono altre insidie, come istigazione alla violenza e all&#8217;autolesionismo. Nel rapporto «Child and teenage suicide in Europe: a serious public-health issue», presentato al Consiglio d&#8217;Europa nell&#8217;aprile 2008,si sottolinea il ruolo dei blogs che permettono di creare una sorta di comunità virtuale in cui si discute del suicidio senza nessun intervento medico o di un adulto, fino a diventare una soluzione romantica al malessere quotidiano. A Bridgend, in Inghilterra, in pochi mesi sette giovani si sono suicidati lasciando degli epitaffi su un social network nella ricerca di una probabile e perversa illusione di immortalità su Internet.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Inoltre un recente studio britannico delle Università di Bristol, Oxford e Manchester, dimostra che la Rete può essere un pericoloso veicolo di informazioni per l&#8217;adolescente che intende suicidarsi. Attraverso una ricerca sui principali motori di ricerca (Google, Yahoo, MSN e Ask) di 12 semplici parole relative al suicidio, gli studiosi hanno analizzato i risultati: analizzando le prime dieci risposte di ogni ricerca sono stati trovati 240 siti differenti, di cui circa la metà dava informazioni sui metodi di suicidio. Solo il 13% dei siti era dedicato alla prevenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Internet, sottolinea il Rapporto, ha anche responsabilità nell&#8217;aumento dei disturbi alimentari e soprattutto nella creazione di una «subcultura anoressica». In Italia ben 2 milioni di persone sono anoressiche e bulimiche. In particolare si assiste ad una nuova tendenza in aumento per i maschi di età compresa tra i 13 e i 17 anni, che rappresentano il 10% delle persone affette da questo disturbo. L&#8217;Università di Torino ha contato 300mila siti «Pro-Ana» o «Pro-Mia», diminutivi rispettivi per anoressia e bulimia.</span></p>
</div>
<p class="MsoNormal">
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