Le nuove tecnologie avanzano e si diffondono, e i bambini sono sempre più esposti: molestie, pedopornografia, grooming (adescamento on line), cyberbullismo, incitazione all’autolesionismo, all’anoressia, al suicidio. Internet Watch Foundation (organizzazione britannica no profit), segnala un aumento del 16% degli abusi contro i minori su internet soltanto nell’ultimo anno. Solo nel Regno Unito, nel periodo 1997-2005, il numero di siti con materiale pedopornografico è aumentato del 1500%.
A Roma è stato presentato il nuovo programma della Commissione e del Parlamento europeo “Internet e minori” per mettere a fuoco nuove strategie contro pedopornografia, cyberbullismo e abusi on line. Per questo l’Unione Europea attraverso il Programma «Safer Internet» ha stanziato 55 milioni di euro per il periodo 2009-2013.
Secondo i dati di Eurobarometro due bambini su tre, tra i 10 e gli 11 anni hanno accesso ad Internet.Tra i 12 e i 13 anni, la percentuale sale all’85%. Nell’età compresa tra i 12 e i 15 anni, il 74% utilizza giornalmente internet per almeno 3 ore. E «praticamente tutti i bambini intervistati hanno risposto di essere stati esposti accidentalmente ad immagini pornografiche».
L’Interpol ha stimato che ogni anno vengono offerte on line almeno 500mila nuove immagini pedopornografiche originali, e si contano 550mila immagini di abusi su 20mila bambini, di cui solo 500 sono stati identificati e salvati dal 2001. Sono oltre 200mila i siti che offrono immagini di bambini. E le vittime sono sempre più piccole: l’età media stimata dei bambini sfruttati è passata dai 10 anni del 2003 ai 7 anni del 2007, con punte di età a volte molto più basse.
La fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti nel mercato della pedopornografia va dai 7 ai 14 anni, ma è in aumento l’offerta di materiali pedopornografici con immagini di bimbi anche molto piccoli. L’accesso ad un sito pedopornografico costa in media 50 euro, e un sito pedopornografico ha in media al giorno oltre 400 clienti: lo sfruttamento sessuale dei bambini su Internet ha un giro di affari di oltre 4 miliardi di dollari l’anno.
La pedopornografia è un fenomeno prevalentemente europeo, il 61% dei clienti e dei consumatori della pedofilia on line è infatti europeo. In Italia sono stati rilevati ed oscurati 177 siti pedopornografici, e altri 11mila, i cui server erano di altra nazionalità sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all’estero.
I dati della Polizia postale italiana, aggiornati al giugno 2008, annunciano l’arresto di 205 persone e la denuncia di altri 4.007 individui, nel quadro di operazioni per la lotta alla pedopornografia on line. Inoltre la polizia ha fornito ai provider una «blacklist» di siti che, ad oggi, contiene 163 indirizzi. Nell’ultimo biennio inoltre si è rapidamente sviluppata la contaminazione pedofila dei sistemi di peer to peer, ormai il principale canale di scambio alternativo a quello del pedobusiness.
Dai decreti di perquisizione domiciliare effettuati dal N.I.T su segnalazione di Telefono Arcobaleno, la Regione Lazio risulta in terza posizione rispetto al resto d’Italia con ben 61 decreti di perquisizione nel solo 2007. Tra le regioni più a rischio pedofilia sono quelle del Nord Italia: in testa con 121 decreti di perquisizione, la Lombardia.
La proposta della Commissione, relativa ad un «Programma europeo per la protezione dei minori che utilizzano Internet e le nuove tecnologie» (cd Safer Internet), si inserisce nel quadro di un’azione europea per promuovere una maggiore sicurezza dei minori su Internet, questi gli obiettivi: ridurre i contenuti illegali e lottare contro i comportamenti dannosi on line, promuovere un ambiente on line più sicuro, sensibilizzare il pubblico a livello europeo, creare una database di conoscenze a livello internazionale.
Nel programma, si individuano anche altre priorità oltre alle note forme di abuso on line, prima tra tutte la pedopornografia, si stanno infatti diffondendo nuove e preoccupanti modalità di molestie e sfruttamento sulla rete. Primo fra tutti il Cyberbullying (bullismo on line): con intimidazioni, minacce, maltrattamenti e sopraffazioni tra minori, anche utilizzando messaggi e foto via web, sms, mms o video su social network come Youtube. In Europa, studi recenti indicano che mediamente il 15 % degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sono stati già vittime di prepotenze on line, confermando l’allarme cyberbullying.
Cresce anche il fenomeno del grooming, così è definito l’adescamento da parte degli adulti attraverso tecniche subdole di manipolazione psicologica a cui può seguire anche un incontro di persona e l’abuso fisico vero e proprio a danno del minore. Il grooming apparentemente viene percepito dal minore come un approccio non pericoloso, pertanto ne sottovaluta la gravità e di conseguenza non ne parla con i genitori, nel timore di un’interdizione all’utilizzo della chat. Il grooming viene anche usato per far tacere il bambino dopo l’abuso. Questa tecnica è utilizzata in Internet soprattutto nelle Chat Rooms, nei Forum e nei Newsgroup. Le vittime più probabili sono le bambine dai 13 ai 17 anni.
Non solo, ma nella Rete si nascondono altre insidie, come istigazione alla violenza e all’autolesionismo. Nel rapporto «Child and teenage suicide in Europe: a serious public-health issue», presentato al Consiglio d’Europa nell’aprile 2008,si sottolinea il ruolo dei blogs che permettono di creare una sorta di comunità virtuale in cui si discute del suicidio senza nessun intervento medico o di un adulto, fino a diventare una soluzione romantica al malessere quotidiano. A Bridgend, in Inghilterra, in pochi mesi sette giovani si sono suicidati lasciando degli epitaffi su un social network nella ricerca di una probabile e perversa illusione di immortalità su Internet.
Inoltre un recente studio britannico delle Università di Bristol, Oxford e Manchester, dimostra che la Rete può essere un pericoloso veicolo di informazioni per l’adolescente che intende suicidarsi. Attraverso una ricerca sui principali motori di ricerca (Google, Yahoo, MSN e Ask) di 12 semplici parole relative al suicidio, gli studiosi hanno analizzato i risultati: analizzando le prime dieci risposte di ogni ricerca sono stati trovati 240 siti differenti, di cui circa la metà dava informazioni sui metodi di suicidio. Solo il 13% dei siti era dedicato alla prevenzione.
Internet, sottolinea il Rapporto, ha anche responsabilità nell’aumento dei disturbi alimentari e soprattutto nella creazione di una «subcultura anoressica». In Italia ben 2 milioni di persone sono anoressiche e bulimiche. In particolare si assiste ad una nuova tendenza in aumento per i maschi di età compresa tra i 13 e i 17 anni, che rappresentano il 10% delle persone affette da questo disturbo. L’Università di Torino ha contato 300mila siti «Pro-Ana» o «Pro-Mia», diminutivi rispettivi per anoressia e bulimia.