Il netbook di Apple?

Già l’attenzione sul prossimo Macworld Expo era alta, a causa della defezione annunciata di Steve Jobs. Ma con i rumors degli ultimi momenti, la soglia si alza ulteriormente. Le voci che circolano, anche in ambienti autorevoli, sono che al prossimo (e ultimo, almeno per Apple) Macworld di San Francisco Apple potrebbe presentare il suo netbook. Contraddicendo quanto dichiarato recentemente da Jobs (“Non abbiamo intenzione di realizzare un subnotebook”) e spiazzando un po’ tutti, visto che l’introduzione dei nuovi modelli portatili risale a poco tempo fa.

Eppure si parla di una piattaforma in grado di navigare in internet, riprodurre media e lavorare con applicativi di base, che sarà venduta a basso prezzo. Un’immagine che lascia pensare a un apparecchio a metà tra un Macbook e un iPhone, con cui lavorare in leggerezza e mobilità. Un netbook, appunto. E già si parla di prezzi: il Mac(Net)book dovrebbe costare 599 dollari.
Il mercato offre soluzioni comunque produttive a prezzi più interessanti, come il Dell Mini Inspiron con Ubuntu, a 299 euro. Ma con la mela e con Jobs non si sa mai davvero cosa aspettarsi. (Fonte: Kataweb I-Tech)

Pesante multa per spamming

Colpevole di spam. Un giovane neozelandese pagherà una multa pari a 46.500 euro dopo aver ammesso il suo ruolo in un’operazione internazionale di email- una delle più grandi nella storia di internet- consistente nell’aver mandato attorno al mondo milioni e forse perfino miliardi di messaggi negli ultimi anni.

Lance Atkinson di 26 anni è stato condannato dalla Corte suprema a Christchurch dopo essersi riconosciuto colpevole, mentre due altri indagati, il fratello Shane e Ronald Smits contestano le accuse e sono stati rinviati a giudizio.

L’unità anti spam del dipartimento affari interni ha accertato che gli imputati hanno inviato più di due milioni di email non sollecitate, solo negli ultimi tre mesi del 2007. I messaggi promuovevano prodotti farmaceutici fabbricati e spediti da Tulip Lab in India. Secondo la legge del 2007 sui messaggi elettronici non sollecitati, Lance Atkinson era passibile di una multa fino all’equivalente di 84.000 euro, ma il giudice ha tenuto conto della sua cooperazione con le autorità e del fatto che l’operazione Era cominciata prima che lo spamming diventasse illegale in Nuova Zelanda.

Il fenomeno dello spam, negli ultimi anni, ha raggiunto livelli prima impensabili. Ogni giorno nel mondo vengono spediti più di 200 miliardi di «messaggi spazzatura», in pratica il 90% di tutte le email che sono in rete. Più del 17,2% dei messaggi di spam arriva dagli Stati Uniti, dove ci sono più snodi di reti collegate a Internet. Al secondo posto c’è la Turchia con il 9,2% e al terzo la Russia con l’8%. I cyber criminali setacciano continuamente account di web-mail. Cercano le password facili da intuire con un generatore di password casuali. E, una volta indovinata la password, lo spam è mandato dall’account da loro «intrappolato». Per Patrick Peterson, capo dei ricercatori di Cisco (il marchio che ha commissionato la ricerca), «con il passare degli anni gli hacker diventano sempre più scaltri e sfruttano a loro vantaggio persone, reti e Internet».(Fonte: lastampa.it)

“Cuil”, il nuovo aspirante rivale di Google

Un team guidato da ex ingegneri di Google ha presentato un nuovo servizio di ricerca sul web che mira a superare il leader in dimensioni del settore, e che dovrà affrontare la difficile sfida di cambiare le abitudini degli internauti.

Cuil (che si pronuncia come l’inglese “cool”) sta offrendo un nuovo servizio di ricerca su http://www.cuil.com, che la compagnia afferma sarà in grado di fornire un elenco, in modo più rapido ed economico, selezionato da una maggiore porzione del web rispetto a Google, al momento leader nella ricerca sul web.

L’aspirante rivale di Google ha detto che il suo servizio va oltre le tecniche di ricerca maggiormente utilizzate, che si basano sui link e su strutture di traffico utenze, analizzando invece il contesto di ogni pagina e il concetto sottostante la richiesta dell’utente.

“Le nostre innovazioni significative nella tecnologia di ricerca ci hanno abilitato a prendere in esame una porzione maggiore del web, ponendo quasi tutta la rete Internet a disposizione dell’utente”, ha detto in una nota Tom Costello, co-fondatore e AD di Cuil.

Secondo Danny Sullivan, analista di ricerca Internet e editore capo di Search Engine Land, Cuil può tentare di sfruttare l’eventuale scontento degli internauti nei confronti del servizio offerto da Google — in particolare, il fatto che offra troppe voci, risultanti da siti già popolari, e che predilige alcuni portali come Wikipedia.

“I tempi potrebbero essere maturi per uno sfidante”, ha detto Sullivan, che ha tuttavia aggiunto prontamente: “Competere con Google è tuttora un compito arduo, come vi dirà Microsoft”.

Microsoft, il numero tre nella ricerca sul web, ha tentato invano una fusione con il numero due Yahoo per competere con successo con Google. (Fonte: lastampa.it)

Cade il muro di Jobs

«Pronto, sono Steve Jobs..». Il fondatore della Apple interviene di persona nella polemica sul suo stato di salute e telefona al reporter del «New York Times» Joe Nocera per fargli sapere che, pur acciaccato, non è certo in pericolo di vita. A raccontare il blitz di Jobs è stato lo stesso Nocera ricapitolando, sull’edizione di ieri, come tutto è iniziato quando ha chiesto numi sulle condizioni di Jobs a Steve Dowling, capo del dipartimento pubbliche relazioni di Apple, sentendosi rispondere che «la salute di Steve è una questione privata».

Il reporter non si è accontentato della spiegazione e ha iniziato a ricostruire la storia medica dell’inventore dell’iPhone, arrivando a mettere assieme molti tasselli: la scoperta nel 2003 di avere un tumore al pancreas, il fallito tentativo di sconfiggerlo con una dieta, l’operazione avvenuta con successo nel 2004 e il nuovo intervento eseguito all’inizio di quest’anno per motivi ancora non resi pubblici. Andare oltre sembrava impossibile per via della «cultura di segretezza» che distingue la Apple: applicata con rigore per tutelare le caratteristiche dei nuovi prodotti e ripetuta nel caso di Jobs per salvaguardare non solo la sua privacy ma anche il valore delle azioni, che secondo gli analisti potrebbero rischiare un crollo del 25 per cento del valore se il fondatore fosse in fin di vita.

Ma Steve Jobs in persona deve essersi accorto che la strategia della privacy rischiava di diventare un boomerang: lasciare del tutto all’oscuro gli azionisti come i media poteva sembrare l’ammissione di una salute talmente malridotta da obbligare al silenzio. Da qui il blitz personale con la telefonata a Nocera, nella quale ha esordito in maniera aggressiva: «Forse lei pensa che io sono un arrogante che si considera al di sopra della legge ma io penso che lei è un secchio di melma che non ha neanche una notizia giusta». Il reporter ha subìto l’affondo e, ancora interdetto per l’improvvisa telefonata, si è sentito dire da Jobs che gli avrebbe rivelato le reali condizioni di salute a patto però che fossero rimaste del tutto segrete. La seguente trattativa sull’«off-the-record» (l’impossibilità a scriverne) non ha smosso di un millimetro Steve Jobs, che ha però consentito al «New York Times» di riassumere con parole proprie, e senza usare le virgolette, quanto gli stava dicendo. Il risultato è stato l’articolo in cui Nocera spiega: «Se da un lato i suoi problemi di salute sono assai più di una comune scocciatura dall’altra non comportano rischi per la vita e non costituiscono un ritorno del cancro».

Forse era proprio questo a cui puntava Jobs: affidare al giornale diretto da Bill Keller un messaggio rassicurante alla vigilia della riapertura dei mercati di Wall Street senza tuttavia rinunciare al rigido rispetto delle regole sulla privacy sulle quali ha costruito il successo di Apple. (Fonte: lastampa.it)

Un videogame al posto dell’etilometro

Sarà un videogame a smascherare chi beve o si droga prima di mettersi al volante. Il «DeeDee», così si chiama lo strumento, è ancora un prototipo, ma i primi test del sabato sera hanno dato risultati incoraggianti. Il sistema funziona, e gli automobilisti – anche quelli che hanno bevuto – si avvicinano al test con meno diffidenza rispetto alle tradizionali prove con l’etilometro o il narcotest, che ti fanno sentire sempre un po’ delinquente.

Il gioco è semplicissimo: sul video di un computerino compaiono un semaforo, la strada grigia, un’auto rossa e un muro. La prova dura pochi secondi. Si impugna il joystick e a seconda del colore del semaforo si fa muovere l’automobilina che deve fermarsi prima del muro. «Dal movimento del pollice – spiegano i medici che hanno collaborato al progetto del Politecnico di Milano – si possono ricavare preziose informazioni neurologiche.

Nella notte tra sabato e domenica il «DeeDee», inventato dal professor Alberto Rovetta, è stato usato dalla polizia stradale di Alessandria a Vignole Borbera. Il posto di controllo era a circa tre chilometri da una discoteca e in una zona ricca di sagre. Al lavoro tre pattuglie della polizia stradale di Alessandria, Valenza, Serravalle, un’ambulanza della Croce rossa di Vignole, anche il medico Martin Petersen.

Il primo a sottoporsi al «DeeDee» è stato un ragazzo di 21 anni di ritorno da una grigliata: «Ho bevuto un po’ di birra – ha detto ». Non si aspettava di trovarsi uno strumento del genere. «Cosa è?». Alessio, un poliziotto, lo ha messo a suo agio: «Non preoccuparti. Come ti senti da 1 a 10?» «Ma non saprei… diciamo 7». La prima prova (per tutti è così) è stata per spiegare come funzionava. Ma l’«ok» si è tinto di rosso (alcol). Alla seconda prova, invece è andato tutto liscio. «Grazie» e il giovane, che probabilmente era diretto in discoteca, ha preferito fare inversione e tornare in paese. Verso le 3 è toccato ad un papà che andava a prendere la figlia: «Per carità ho paura di sbagliare». Il poliziotto: «Non si preoccupi, è un gioco intuitivo, se ci sono problemi proviamo tante volte finché basta».

Timori inutili, il papà è andato benissimo. Un po’ di tensione si è avuta con un giovane il cui «ok» per due volte è diventato giallo. Droga. Avrebbe dovuto fare la prova dell’urina ma ha cercato di rifiutarsi: «Non ci riesco». La Croce rossa lo ha fatto bere. Niente. Dopo due ore, verso le cinque si è arreso. E addio alla patente. Intanto le pattuglie hanno fermato un giovane marocchino: «Ha bevuto alcolici?» Risposta: «Sono musulmano» Il poliziotto: «Non abbiamo chiesto di che religione è, ci sono musulmani che si ubriacano e cattolici che uccidono». Improvvisamente un via vai di taxi. La voce si è sparsa. E qualcuno all’uscita della discoteca ha preferito non rischiare. E c’è stato anche chi è arrivato a piedi e si è offerto volontario: «Fatemi la prova così vedo se posso guidare». La polizia stradale: «Ecco, sono queste le cose che ci fanno piacere. Significa che la prevenzione funziona». Poi ci sono i trucchi. Ad esempio nel fine settimana c’è un’impennata di vendite nei distributori automatici di latte, perché si dice che il latte come il colluttorio «lava».

Albeggia, un trentenne «bollato» dal Deedee sta affrontando l’etilometro ma stringe i denti, per non fare passare l’aria. Il poliziotto sorride: «Non fare il furbo, tanto non funziona». Sono ingenue le bugie e le giustificazioni: «Soffro di asma» oppure: «Ho baciato la mia fidanzata che era un po’ “fatta” e la droga è passata a me». Ridono i poliziotti di Alessandria ma dicono: «Cerchiamo di capire il disagio perché ci vuole sempre rispetto». Sono le sei, è chiaro. Si ferma una Cinquecento e scende una signora che si rivolge ai poliziotti: «Ho finito di lavorare ora e volevo dirvi grazie. Ho un figlio di vent’anni. E’ arrivato nel locale e mi ha detto: «Mamma mi hanno fermato, io avevo bevuto un po’ ma guidava Alice. E’ andato tutto liscio, un poliziotto mi ha detto però di far controllare le gomme della macchina, come avrebbe fatto papà». (Fonte: lastampa.it)

Gb, i genitori pagheranno per il download illegale dei figli

Le colpe dei figli ricadono sui genitori. almeno di coloro che – scoraggiati dal prezzo ufficiale di vendita – scaricano musica e film illegalmente: in base a un accordo firmato dai sei principali provider britannici il collegamento internet verrà sottoposto a sorveglianza e la velocità di trasmissione ridotta.

Come riferisce il quotidiano britannico The Times, si tratta della prima iniziativa del genere nel mondo, dopo che l’industria musicale ha protestato per una perdita stimata nell’arco dei prossimi cinque anni pari a circa 1,5 miliardi di euro: in cambio, il governo ha abbandonato la proposta di disconnettere i collegamenti dei «pirati» (misura che avrebbe danneggiato anche i provider).

L’accordo riguarda soltanto le misure dissuasorie: le sanzioni per chi continua – e su grande scala – a scaricare file dovranno essere oggetto di un’ulteriore intesa – altrimenti dovrà essere il governo a decidere con una legge ad hoc. Da notare che ad accertare i download illegali sarà la Società degli Autori, monitorando i siti web e ottenendo l’indirizzo IP dei colpevoli: questo sarà trasmesso ai provider che identificheranno l’abbonato e provvederanno a informarlo dell’infrazione. (Fonte: lastampa.it)